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UN VINO GRECO 🍷🇬🇷

DEGUSTAZIONE 📺 Tellmewine 31 Mag 2024
Degustazione ● 3:23

UN VINO GRECO 🍷🇬🇷

📺 Tellmewine — 31 Mag 2024

📝 Sintesi del video

Vino Greco di Zante: degustazione dell’Avgoustiatis Grampsas 2018

Il mondo dell’enologia ci regala emozioni straordinarie, specialmente quando usciamo dai sentieri più battuti per esplorare territori vitivinicoli poco conosciuti. Angelo, sommelier FISAR e voce del canale Tellmewine, porta in degustazione un vino che rappresenta una vera rarità: l’Avgoustiatis 2018 della cantina Grampsas, prodotto sull’isola di Zante — l’antica Zacinto greca — da un vitigno autoctono quasi sconosciuto al di fuori dell’isola. Un’avventura enologica che vale la pena raccontare.

L’isola di Zante e la sua tradizione vinicola

Zante, conosciuta in greco come Zakynthos, è una delle isole ioniche più belle della Grecia, situata al largo della costa occidentale del Peloponneso. Nota per le sue spiagge cristalline e la tartaruga marina Caretta caretta, l’isola custodisce anche una tradizione vitivinicola millenaria che affonda le radici nel mondo antico. La vite coltivata su quest’isola ha dovuto adattarsi a un territorio dalla natura spiccata: suoli calcarei, clima mediterraneo con estati calde e secche, brezza marina che mitiga le temperature nelle ore notturne.

La produzione vinicola di Zante è rimasta per secoli legata ai vitigni autoctoni dell’isola, varietà selezionate nel corso dei millenni dalla mano dell’uomo e dall’ambiente naturale, che esprimono caratteristiche impossibili da trovare altrove. Tra questi vitigni autoctoni, l’Avgoustiatis — il cui nome in greco antico richiama il mese di agosto — è probabilmente il più rappresentativo e caratteristico.

Il vitigno Avgoustiatis: autoctono e rarissimo

L’Avgoustiatis è un vitigno a bacca rossa coltivato quasi esclusivamente sull’isola di Zante. Fuori dai confini di quest’isola ionica è praticamente sconosciuto, e anche dentro l’isola stessa la sua coltivazione è rimasta limitata a pochi produttori che hanno scelto di preservarne l’identità genetica e culturale. Non esistono grandi diffusioni commerciali internazionali, non ci sono versioni di questo vitigno prodotte in altre regioni del mondo: l’Avgoustiatis è Zante, e Zante è l’Avgoustiatis.

Angelo ammette candidamente che si tratta di note e sensazioni nuove anche per lui: un professionista con anni di esperienza enologica che si trova davanti a un vitigno capace ancora di sorprenderlo. Questa confessione di meraviglia è forse il più bel complimento che un sommelier possa fare a un vino. Il vino gli è stato portato da un amico, e Angelo promette di cercare ulteriori informazioni per approfondire la conoscenza di questa rarità.

La cantina Grampsas e la filosofia dei vitigni autoctoni

La cantina Grampsas è una realtà produttiva con una missione chiara e ambiziosa: ridare valore e prestigio ai vitigni tipici autoctoni dell’isola di Zante. In un’epoca in cui la globalizzazione vinicola ha spinto molti produttori verso i vitigni internazionali più conosciuti e commercialmente appetibili, la scelta di Grampsas di puntare sull’Avgoustiatis rappresenta un atto culturale prima ancora che commerciale.

Questa filosofia produttiva richiama un movimento che sta crescendo in tutta la Grecia: il recupero e la valorizzazione del vastissimo patrimonio ampelografico ellenico, che conta centinaia di vitigni autoctoni, molti dei quali quasi dimenticati. La Grecia è tra i paesi al mondo con la maggiore biodiversità viticola, e iniziative come quella di Grampsas contribuiscono a preservare un patrimonio genetico e culturale di inestimabile valore.

L’Avgoustiatis viene vinificato con affinamento in botte di rovere, un passaggio che Angelo riscontra nel vino ma di cui non ha trovato informazioni precise sulla durata. Sulla base delle caratteristiche organolettiche del vino, Angelo stima che l’affinamento non superi i dodici mesi.

La degustazione: visivo, olfattivo e gustativo

All’esame visivo, l’Avgoustiatis 2018 si presenta con un rubino intenso e vivo, con l’unghia che inizia a virare verso il granato — il segno di sei anni di evoluzione in bottiglia che non hanno intaccato la vitalità del colore. Angelo descrive un vino visivamente molto bello, acceso, che non mostra cedimenti tipici dei vini stanchi o mal conservati.

Al naso emergono subito le caratteristiche più sorprendenti e originali del vitigno. Il profilo olfattivo è molto intenso, ricco e denso, con un naso caldo che trasmette una sensazione di pienezza e calore immediata. Si percepiscono frutti rossi, ma è la componente speziata a dominare: pepe in evidenza e una nota di mentolo che Angelo identifica come particolarmente caratteristica e insolita. Queste note, nuove anche per un palato esperto come il suo, testimoniano la genuinità di un vitigno che non ha subito l’omologazione dei gusti globali.

In bocca il vino si presenta con una struttura ben definita, anche se con qualche squilibrio da segnalare. L’acidità risulta secondo Angelo un po’ troppo predominante, caratteristica non infrequente nei vitigni di origini mediterranee e insulari dove la maturazione può essere irregolare tra un’annata e l’altra. Il tannino è invece ben levigato e soffice, piacevole e non astringente. Nel complesso il vino è equilibrato, con una persistenza buona e un finale che riporta le spezie e la nota pepata già sentita al naso. Angelo nota che il naso è più intenso e piacevole del gusto, un leggero disallineamento che non pregiudica la qualità complessiva.

Un confronto inaspettato con il Raboso e il voto finale

Per aiutare i suoi spettatori a capire il carattere dell’Avgoustiatis, Angelo propone un confronto inaspettato ma illuminante: lo paragona al Raboso, il vitigno autoctono veneto noto per la sua acidità spiccata, il carattere rustico e la personalità forte. Entrambi sono vitigni che vivono ai margini della grande viticultura commerciale, entrambi esprimono un’identità territoriale netta e quasi intransigente, entrambi richiedono un approccio aperto e curioso da parte del degustatore.

Questa comparazione non è casuale: Angelo cerca di costruire un ponte tra la tradizione vinicola italiana e quella greca, aiutando il suo pubblico a contestualizzare un vino altrimenti privo di riferimenti familiari. È un gesto di grande pedagogia enologica, che trasforma una degustazione in un momento di educazione culturale.

Il voto finale assegnato da Angelo è di 88 su 100, definita dallo stesso sommelier un’ottima valutazione. Un punteggio che premia la rarità, la personalità e l’autenticità di un vino che non cerca di compiacere i gusti globali, ma racconta con orgoglio l’isola da cui proviene.