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PORTO VINTAGE 2018: Una chicca 🇵🇹 Degustazioni ep.20 🍷

DEGUSTAZIONE 📺 Tellmewine 05 Set 2024
Degustazione ● 3:42

PORTO VINTAGE 2018: Una chicca 🇵🇹 Degustazioni ep.20 🍷

📺 Tellmewine — 05 Set 2024

📝 Sintesi del video

Porto LBV 2018 Quinta Seara d Ordens: degustazione e 90 punti

Il panorama enologico mondiale offre alcune eccellenze che sfuggono al radar della maggior parte degli appassionati italiani, non per mancanza di qualità, ma semplicemente per distanza culturale e geografica. Il Porto è uno di questi vini: prodotto nel Douro portoghese, liquoroso, complesso e capace di invecchiare per decenni, rimane spesso sullo sfondo rispetto ai grandi rossi italiani e francesi. Angelo, sommelier FISAR e voce del canale Tellmewine, porta in degustazione nell’episodio 20 una “chicca” portoghese: il Porto LBV 2018 di Quinta Seara d’Ordens. Il voto finale sarà di 90 punti.

Cos’è il Porto LBV: Late Bottle Vintage spiegato

Prima di parlare della degustazione, è importante capire cosa si intende per LBV — Late Bottle Vintage. Il Porto, come categoria, si divide in molte tipologie in base alla qualità delle uve, all’annata e al tipo di affinamento. L’LBV è una categoria nobile: viene prodotto solo nelle annate giudicate migliori, e il vino rimane in botte per un periodo più lungo rispetto ai Porto standard — generalmente tra i quattro e i sei anni prima dell’imbottigliamento.

Questa permanenza prolungata in botte distingue l’LBV dal Porto Vintage vero e proprio, che viene invece imbottigliato dopo soli due anni e continua il suo affinamento in bottiglia per decenni, ma lo rende anche più complesso e strutturato rispetto ai Porto Ruby o Tawny di base. L’LBV è il punto di equilibrio tra accessibilità e qualità: pronto da bere all’imbottigliamento ma capace di evolvere ancora, produce a prezzi contenuti un’esperienza degustativa che avvicina — pur non eguagliando — la complessità dei grandi Vintage.

Il grado alcolico elevato — in questo caso 19,5° — è una caratteristica strutturale di tutta la categoria Porto, e deriva dall’aggiunta di acquavite di vino durante la fermentazione, che blocca i lieviti preservando parte degli zuccheri naturali delle uve. Il risultato è un vino liquoroso dolce, ma con una struttura tannica e una complessità aromatica che ne fanno qualcosa di completamente diverso da un vino dolce convenzionale.

La regione del Douro e le uve del Porto

Il Porto nasce esclusivamente nella regione demarcata del Douro, in Portogallo settentrionale — una delle zone vitivinicole più spettacolari al mondo, con vigneti terrazzati che si arrampicano su pendii scoscesi affacciati sul fiume. Il clima è estremo: estati torride e inverni freddi, con pochissime precipitazioni durante la stagione vegetativa, condizioni che producono uve concentrate e potenti.

Questo Porto di Quinta Seara d’Ordens è prodotto con due vitigni autoctoni del Douro: Tinta e Tuga. Angelo li cita direttamente riconoscendo che questi vitigni, tra i tanti autoctoni portoghesi, “gli regalano sempre emozioni particolari”. Il Douro conta oltre 80 varietà di vitigni autorizzate, ma Tinta Roriz, Touriga Nacional, Touriga Franca e Tinta Barroca sono tra i più importanti per il Porto rosso.

Quinta Seara d’Ordens: un produttore dal Douro

Quinta Seara d’Ordens è una produttrice del Douro che rappresenta quell’area di eccellenza artigianale che il Portogallo sa esprimere attraverso le sue quintas — le tenute vinicole che producono Porto con identità propria, in contrasto con le grandi maison di Vila Nova de Gaia che acquistano uve da tutta la regione.

La scelta di Angelo di portare questo Porto in degustazione — definendolo “una chicca” — riflette l’approccio di Tellmewine: non solo i vini più famosi e blasonati, ma anche quelli meno noti che offrono qualità autentica e capacità di sorprendere.

La degustazione: visivo, olfattivo e gustativo

All’esame visivo, il Porto LBV 2018 di Quinta Seara d’Ordens si presenta con un colore rubino impenetrabile e intenso, di una densità che si percepisce già prima di assaggiare il vino. Angelo è colpito dal peso e dalla densità del vino nel bicchiere — quando lo ruota, “lui si siede subito”, non si muove con la leggerezza di un vino convenzionale. È questa consistenza visiva uno dei tratti più affascinanti del Porto giovane: un vino che sembra quasi troppo denso per essere reale.

All’esame olfattivo, i 19,5° di alcol si fanno sentire — Angelo descrive un naso “un po’ bruciante” al primo approccio. Ma dopo aver respirato, qualcosa di straordinario accade: i profumi rimangono impressi nell’apparato olfattivo in modo quasi incredibile, persistendo a lungo dopo ogni inspirazione. Il profilo aromatico è complesso e intenso: frutti rossi stramaturi, cacao, tabacco, legno. Un naso “particolare, diverso dal solito, difficile da descrivere” secondo Angelo — ma proprio per questo “un’esperienza”.

Al palato, il Porto regala quello che Angelo si aspettava: un’avvolgenza straordinaria. Il tannino è presente e percepibile, ma è un tannino piacevole, nobile, che non stanca ma anzi comunica al sommelier che questo vino ha ancora molto da dare nel tempo. È questa percezione tannica che porta Angelo a una considerazione importante.

Quando aprirlo e con cosa abbinarlo

Il consiglio più importante che Angelo offre riguarda il momento di stappare questa bottiglia: la 2018, pur avendo già sei anni, è ancora molto giovane. “Berla ora è quasi un peccato” dice Angelo, che pure ha voluto assaggiarla per curiosità — per capire come si esprime in gioventù. La sua esperienza con Porto più vecchi — invecchiati vent’anni o più — lo porta a consigliare di lasciar riposare bottiglie come questa ancora a lungo, almeno qualche anno in più, per permettere all’evoluzione di completarsi pienamente.

Per gli abbinamenti, Angelo indica alcune direzioni classiche e funzionali: il cioccolato in varie forme è l’abbinamento per eccellenza, con la sua dolcezza amara che dialoga perfettamente con la struttura del Porto. Le carni rosse funzionano bene. Ma Angelo ha anche un suggerimento più intimo e personale: un formaggino con una salsina, a fine cena, come degna conclusione di una serata con le persone giuste. O anche semplicemente da solo, come meditazione liquida a chiudere una giornata.

Il voto finale è 90 punti su 100 — un punteggio generoso che Angelo attribuisce onestamente: “prodotto particolare, diverso dal solito, non semplicissimo, non per tutti i palati”. Ma per chi è disposto ad aprirsi a questa esperienza, il Porto può regalare emozioni che pochi altri vini al mondo sanno offrire.