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DOM PERIGNON vs GIULIO FERRARI: IL Confronto 🥂🍾

DEGUSTAZIONE 📺 Tellmewine 07 Ago 2024
Degustazione ● 4:24

DOM PERIGNON vs GIULIO FERRARI: IL Confronto 🥂🍾

📺 Tellmewine — 07 Ago 2024

📝 Sintesi del video

Dom Perignon vs Giulio Ferrari: chi vince il confronto?

Nel mondo delle grandi bollicine, esistono sfide che somigliano a incontri leggendari: due campioni sullo stesso ring, due tradizioni produttive ai vertici mondiali, due bottiglie capaci di emozionare chiunque le stappa. Angelo, sommelier FISAR e voce del canale Tellmewine, raccoglie il guanto della sfida e mette a confronto il Dom Pérignon 2005 e il Giulio Ferrari 2012 — Champagne contro Trento DOC, Francia contro Italia, monaco benedettino contro sogno italiano. Il risultato sorprende.

Due icone del metodo classico: Champagne contro Trento DOC

Per capire la portata di questo confronto, bisogna prima capire chi sono i contendenti. Il Dom Pérignon è forse il nome più famoso al mondo nel panorama delle bollicine: uno Champagne millesimato di LVMH prodotto solo nelle annate eccezionali, il simbolo internazionale del lusso effervescente. Il Giulio Ferrari Riserva del Fondatore è il Trento DOC di punta della Cantina Ferrari, considerato da molti critici il più grande spumante italiano — Chardonnay in purezza, affinamento lunghissimo sui lieviti, produzione limitatissima.

Angelo sottolinea l’importanza del territorio italiano: Trento DOC, insieme ad Alta Langa e Franciacorta, rappresenta una delle zone più importanti d’Italia per la produzione di Metodo Classico di qualità. Non sono denominazioni di secondo piano rispetto alla Champagne, ma realtà capaci di esprimere eccellenza assoluta con identità propria.

Un’avvertenza importante: Angelo conduce questo confronto a memoria, basandosi su una degustazione effettuata qualche giorno prima senza avere le bottiglie presenti. È un approccio onesto e insolito, che privilegia le impressioni profonde lasciate dai vini piuttosto che la valutazione analitica diretta. E le impressioni, come vedremo, sono state molto chiare.

Dom Pérignon 2005: nove anni sui lieviti

Il Dom Pérignon 2005 è una delle annate più celebrate della Champagne degli ultimi vent’anni. Prodotto con un uvaggio prevalentemente di Chardonnay e Pinot Noir, questo millesimato ha trascorso circa nove anni sui propri lieviti prima della sboccatura — un periodo lunghissimo che costruisce complessità, profondità e quella firma aromatica inconfondibile che caratterizza il Dom Pérignon nelle sue migliori versioni.

Al naso, Angelo descrive aromi chiari, diretti e penetranti, con note fresche sia balsamiche che speziate e chiari segni di evoluzione dovuti all’affinamento prolungato. Il tutto con una pulizia e una nitidezza che rimangono impressionanti anche a distanza di tempo dalla degustazione. È un vino che parla chiaro, che si fa capire immediatamente, senza filtri e senza ambiguità.

Giulio Ferrari 2012: il metodo classico italiano alla sfida

Il Giulio Ferrari Riserva del Fondatore 2012 è Chardonnay in purezza da Maso Pianizza, il cru storico della Cantina Ferrari sulle pendici del Monte Bondone. Con circa sette anni sui lieviti, è un vino che punta tutto sulla finezza, sulla mineralità delle vigne trentine d’alta quota e sulla complessità evolutiva che solo il tempo sa costruire.

Al naso Angelo percepisce qualcosa di più stratificato rispetto al Dom Pérignon: note di pane fresco, tostatura, mandorla — aromi che rimangono impressi più a lungo nella memoria sensoriale, che costruiscono un’immagine più composita. È questa stratificazione a fare la differenza nel giudizio di Angelo sulla finezza olfattiva.

Il confronto al naso: finezza, freschezza ed eleganza

Angelo valuta il naso su tre parametri: finezza, freschezza ed eleganza. Sulla finezza, Dom Pérignon ottiene un solido 9 — aromi chiari, penetranti, equilibrati. Giulio Ferrari supera con un 9+, grazie a quelle note di pane, tostatura e mandorla che si sono impresse più profondamente. La differenza è sottile ma percepibile.

Sulla freschezza, il Dom Pérignon 2005 vince con un 9 contro l’8 del Ferrari 2012. Angelo stesso però ammette un possibile condizionamento: il 2005 è un’annata più vecchia del 2012, il che rende questo confronto tecnicamente non paritetico. Un vino con sette anni in più di bottiglia avrà inevitabilmente una freschezza diversa, non necessariamente inferiore per natura ma diversa per fase evolutiva.

Sull’eleganza, Dom Pérignon ottiene 9, Giulio Ferrari 8+ con qualche nota di “confusione” in più — ma paradossalmente Angelo dichiara di aver preferito la pulizia immediata lasciata dal Ferrari al palato. Un’ambiguità interessante che rivela quanto queste valutazioni siano sfumature personali più che giudizi assoluti.

Il confronto al palato: complessità, intensità e persistenza

Al palato Angelo valuta complessità, intensità e persistenza. Sulla complessità, Dom Pérignon si ferma a 7,5 mentre Giulio Ferrari raggiunge 8: quei terziari leggermente più marcati, quella sorpresa aromatica retro-olfattiva, fanno la differenza. Sull’intensità entrambi ottengono 8, ma con caratteristiche diverse: il Ferrari è più impattante, diretto, pesante in senso positivo — più muscolare. Sulla persistenza Dom Pérignon si assesta sull’8, Ferrari sull’8,5 — conseguenza diretta di quella maggiore intensità gustativa.

“La sfida si gioca sulle virgole” commenta Angelo — e ha ragione. Non si tratta di un vino nettamente superiore all’altro, ma di due grandissimi che si confrontano su margini minimi, dove le preferenze personali e le condizioni di degustazione possono fare la differenza.

Il verdetto finale: vince l’italiano

Sulla piacevolezza complessiva Angelo assegna 9 al Dom Pérignon e 9+ al Giulio Ferrari. E sul rapporto qualità-prezzo, dove il Dom Pérignon è ormai arrivato a prezzi molto elevati, il Ferrari vince nettamente.

Il verdetto di Angelo è chiaro: per lui vince Giulio Ferrari, sia per qualità pura che per rapporto qualità-prezzo. Non è un verdetto contro il Dom Pérignon, che rimane un vino straordinario — è piuttosto un riconoscimento alla grandezza del metodo classico italiano, capace di confrontarsi alla pari con il simbolo assoluto dello Champagne mondiale e, in questa valutazione personale, di superarlo.