Cabochon Fuori Serie 2022 Monte Rossa: Franciacorta da 93 punti
Il panorama delle bollicine italiane offre eccellenze capaci di competere con i più grandi spumanti del mondo. Tra queste, il Franciacorta occupa un posto d’onore, e all’interno della denominazione bresciana esistono etichette che rappresentano il vertice assoluto della produzione. Angelo, sommelier FISAR e voce del canale Tellmewine, porta in degustazione il Cabochon Fuori Serie 2022 di Monte Rossa con parole che non lasciano dubbi: “una vera e propria gemma della Franciacorta”, un’opera d’arte italiana che merita la massima attenzione. Il voto finale sarà di 93 punti su 100.
Monte Rossa e la Franciacorta: territorio e tradizione
Monte Rossa è una delle cantine di riferimento della Franciacorta, la denominazione DOCG situata nella provincia di Brescia, in Lombardia, sulle colline moreniche a sud del lago d’Iseo. La Franciacorta è riconosciuta come la risposta italiana allo Champagne: stessa metodologia produttiva — il Metodo Classico con seconda fermentazione in bottiglia — ma con un’identità territoriale del tutto autonoma, caratterizzata da suoli morenici, clima continentale temperato dal lago e una viticoltura orientata alla qualità.
Monte Rossa ha costruito la propria reputazione proprio sui Franciacorta di lunga permanenza sui lieviti, e il Cabochon rappresenta la linea di punta della cantina: Fuori Serie indica un livello qualitativo che va oltre la produzione standard, una selezione delle migliori uve e dei migliori vini base destinata a chi cerca il massimo dell’espressione.
Cabochon Fuori Serie: il Metodo Classico con passaggio in rovere
Ciò che distingue il Cabochon Fuori Serie dalla maggior parte dei Franciacorta è un passaggio produttivo insolito e prezioso: il vino base — prima ancora di iniziare il percorso del Metodo Classico — fermenta in botti di rovere per circa due mesi, tra dicembre e gennaio/febbraio. Questo passaggio in legno aggiunge una dimensione aromatica e strutturale che i Franciacorta convenzionali non hanno: le note tostate, quella complessità evoluta, quella rotondità che si percepisce già al naso prima ancora di assaggiare.
Solo dopo questo passaggio in rovere, il vino completa la sua trasformazione secondo la tradizione del Metodo Classico: viene imbottigliato con lieviti e zucchero per la presa di spuma, e poi lasciato riposare in cantina per circa quaranta mesi abbondanti prima della sboccatura. La sboccatura di questa bottiglia è del 2020, a testimonianza di un prodotto che porta con sé anni di pazienza e cura.
L’uvaggio è 70% Chardonnay e 30% Pinot Nero, una composizione classica del Metodo Classico italiano che bilancia la freschezza e l’eleganza dello Chardonnay con la struttura e la complessità fruttata del Pinot Nero.
40 mesi sui lieviti: perché il tempo fa la differenza
Angelo non nasconde la sua preferenza personale per i Franciacorta con lunghe permanenze sui lieviti, e il Cabochon Fuori Serie con i suoi quaranta mesi abbondanti rappresenta esattamente il profilo che lo entusiasma. La permanenza sui lieviti — il periodo in cui il vino rimane a contatto con i propri lieviti esausti all’interno della bottiglia chiusa — è la variabile più importante nella costruzione della complessità di un Metodo Classico.
Durante questo periodo, i lieviti cedono al vino composti aromatici che generano le note di tostatura, crosta di pane, brioche e frutta secca che caratterizzano i grandi spumanti. Quaranta mesi sono il doppio del minimo previsto per il Franciacorta Satèn e Rosé, e ben oltre i ventiquattro mesi richiesti per il non millesimato base. È una scelta produttiva che ha un costo — in termini di immobilizzo del capitale e di spazio in cantina — ma che si traduce direttamente in qualità nel bicchiere.
La degustazione: visivo, olfattivo e gustativo
All’esame visivo, il Cabochon Fuori Serie si presenta con un giallo paglierino intenso e un perlage fine e persistente. Angelo nota subito la bollicina molto elegante — uno di quegli indicatori immediati della qualità del Metodo Classico che si coglie anche visivamente.
Ma è all’esame olfattivo che il vino si rivela nella sua grandezza. Angelo usa parole forti: “già il naso è emozione pura”. Il profilo aromatico è stratificato e complesso. In primo piano le note di tostatura e crosta di pane, eredità diretta del passaggio in rovere e dell’affinamento sui lieviti. A queste si sovrappone una parte agrumata molto accesa, viva, pulita e fresca — Angelo identifica soprattutto il mandarino. Poi i fiori bianchi, ma in versione appassita ed evoluta, quella sfumatura che i vini affinati a lungo sviluppano rispetto alla freschezza primaria. E infine l’albicocca matura, quasi una confettura di frutti arancioni, che aggiunge una nota dolce e complessa al quadro. “Naso pazzesco” è il giudizio sintetico di Angelo.
In bocca il Cabochon mantiene le promesse del naso: la bollicina è avvolgente e cremosa, ma l’acidità e la freschezza tagliano bene, impedendo che il vino risulti pesante o stanco. È l’equilibrio che contraddistingue i grandi Franciacorta: potenza e freschezza, complessità e bevibilità.
Prezzo, rapporto qualità-prezzo e voto finale
Il Cabochon Fuori Serie si trova a circa 60-65 euro. Un prezzo che Angelo considera assolutamente giustificato, anzi eccellente in termini di rapporto qualità-prezzo per il livello qualitativo espresso. In un mercato dove i grandi Champagne di pari qualità costano spesso il doppio o il triplo, trovare un Franciacorta di questo livello a quella cifra è una proposta interessante per gli appassionati di bollicine di alto livello.
Il voto finale è 93 punti su 100. Angelo ci tiene a contestualizzare: “non sono di manica larga” — sono voti che arrivano raramente e che, quando arrivano, sono davvero meritati. 93 punti per un Franciacorta italiano a 60 euro è un segnale chiaro: il Cabochon Fuori Serie di Monte Rossa è una delle bottiglie di bollicine italiane più interessanti e soddisfacenti che si possano trovare sul mercato.