Amarone vs Malanotte: confronto tra due giganti veneti
Il Veneto è una terra di straordinaria ricchezza enologica, capace di produrre vini di eccellenza assoluta che spaziano dalle bollicine ai grandi rossi da invecchiamento. Tra i rossi veneti, due nomi si distinguono per la tecnica produttiva che li accomuna e per l’intensità che li caratterizza: l’Amarone della Valpolicella e il Malanotte del Piave. Angelo, sommelier FISAR e voce di Tellmewine, porta in scena un confronto che non ha un vincitore scontato, mettendo faccia a faccia il celebre Bertani con l’Ornella Molon Malanotte — e il risultato sorprende.
Due vini, una tecnica simile: l’appassimento delle uve
Prima ancora di stappare le bottiglie, Angelo sottolinea l’elemento che avvicina questi due vini apparentemente così diversi: entrambi nascono da uve parzialmente appassite. L’appassimento è una tecnica antica che consiste nel lasciare i grappoli di uva — dopo la vendemmia — ad asciugare lentamente nei fruttai per settimane o mesi, perdendo acqua e concentrando zuccheri, aromi e struttura.
Per l’Amarone della Valpolicella, la percentuale di uve che subisce appassimento si aggira intorno al 50-60%, con variazioni da produttore a produttore. Per il Malanotte del Piave, la proporzione è simile: si tratta di un Raboso parzialmente passito, un vino che usa la stessa filosofia produttiva per amplificare le caratteristiche già intense e rustiche del Raboso, vitigno autoctono del trevigiano. Questo punto di contatto rende il confronto particolarmente interessante: non si tratta di confrontare due stili completamente opposti, ma di valutare come lo stesso principio produttivo si esprima attraverso due vitigni e due territori profondamente diversi.
Amarone della Valpolicella Bertani: il re dei vini veneti
Il nome Bertani evoca immediatamente la storia della Valpolicella. Cantina fondata nell’Ottocento, Bertani è uno dei produttori storici che hanno contribuito a costruire la reputazione internazionale dell’Amarone. I vitigni della Valpolicella — Corvina, Corvinone e Rondinella in proporzioni variabili — vengono in parte appassiti in fruttai sorvegliati, quindi vinificati in modo da ottenere un vino secco di grande struttura, elevata gradazione alcolica e straordinaria capacità di invecchiamento.
L’Amarone Bertani incarna tutte queste caratteristiche: al naso porta un profilo aromatico in cui ogni aroma arriva distinto e chiaro, con un’eleganza che Angelo definisce “unica e inimitabile”. La Corvina in particolare, con la sua capacità di esprimere frutti rossi maturi, note speziate e terziarie, trova nell’affinamento prolungato in botte la sua espressione più nobile.
Malanotte del Piave Ornella Molon: il Raboso passito
Il Malanotte del Piave è un vino che in molti non conoscono, e questo è esattamente il punto che Angelo vuole smontare in questo video. Prodotto con il Raboso — vitigno autoctono del Piave, noto per la sua acidità tagliente, il tannino deciso e la forte personalità — nella versione Malanotte subisce anch’esso un parziale appassimento che addolcisce e concentra le caratteristiche naturalmente possenti del vitigno.
Ornella Molon è una cantina di riferimento del territorio trevigiano, e il suo Malanotte rappresenta un’interpretazione raffinata di questo vino spesso sottovalutato. Al naso porta note di briosità, energia e una freschezza acida che il Raboso esprime in modo straordinario — caratteristiche che lo differenziano nettamente dall’Amarone e che ne fanno un vino per certi aspetti più giovane e vivace.
Il confronto al naso: finezza, freschezza ed eleganza
Angelo struttura il confronto sugli stessi parametri utilizzati nel video precedente su Dom Pérignon e Giulio Ferrari, per garantire coerenza valutativa. Al naso valuta finezza, freschezza ed eleganza.
Sulla finezza, l’Amarone Bertani si aggiudica un netto 9, mentre il Malanotte si ferma a 7,5. L’Amarone ha quella capacità di far emergere ogni singolo aroma in modo distinto e pulito, con una chiarezza espressiva che è il marchio dei grandi vini da appassimento invecchiati. Sulla freschezza, però, il quadro si ribalta: il Malanotte porta a casa un 9 contro l’8 dell’Amarone. L’acidità del Raboso, la sua giovinezza e quella briosità straordinaria che Angelo percepisce al naso fanno la differenza — un vantaggio che riflette la natura intrinsecamente più tonica e vibrante del Raboso rispetto alla Corvina più matura e rotonda.
Sull’eleganza, l’Amarone torna davanti con un 9 contro l’8 del Malanotte. Il Raboso è un vino “leggermente più scontroso, più spigoloso” nelle parole di Angelo, mentre l’Amarone è decisamente più rotondo e smussato — caratteristiche che ne facilitano l’approccio ma che non implicano superiorità assoluta, solo un diverso carattere.
Il confronto al palato e il verdetto finale
Al palato Angelo valuta complessità, intensità e persistenza. Sulla complessità, il risultato è clamoroso: 9 a 9, pari. Angelo non usa mezze misure: “il Raboso non ha niente di meno, credetemi — è un assaggio davvero soddisfacente, corposo, pieno, intenso”. Un vino che non vuole essere meno di nessuno. Sull’intensità i due si equivalgono ancora, con il Malanotte forse leggermente più impattante e diretto. Sulla persistenza l’Amarone porta a casa mezzo punto in più: 9 contro 8,5.
Sulla piacevolezza complessiva, Angelo assegna 9 all’Amarone e 8,5 al Malanotte. “Solo mezzo punto di differenza” — e lui stesso ammette che prima del confronto avrebbe forse immaginato un distacco molto più netto. “Avrei pensato: la Marone sarà un 10 a 6, un 10 a 7. No, ragazzi: è 9 a 8 e mezzo.”
Il Malanotte è il segreto meglio custodito del Veneto
Il messaggio finale di Angelo è un vero e proprio atto di rivendicazione enologica. I vini del Piave, e il Raboso Malanotte in particolare, sono sottovalutati — “lo dico da amante dei vini, soprattutto dei rossi veneti”. In un mercato dove l’Amarone difficilmente si trova sotto i 50 euro per una bottiglia di qualità — un prezzo che riflette la notorietà del marchio, i tempi lunghi di produzione e le complessità della vendemmia — il Malanotte offre qualità comparabile a un prezzo significativamente più accessibile.
Il rapporto qualità-prezzo del Malanotte vince nettamente. Non è un vino di serie B che imita i grandi: è un vino autentico, con una personalità forte e riconoscibile, capace di reggere il confronto con uno dei rossi più famosi del mondo e di perdere solo di mezzo punto. Meriterebbe più rispetto, più spazio nelle carte dei vini e più curiosità da parte degli appassionati.